Il quartiere

Montesacro oggi

roma_oggiNell’ultimo decennio Montesacro, e dunque tutte le stradine che circondano piazza Sempione, è divenuta un nuovo luogo di aggregazione sociale
essendosi moltiplicati molto rapidamente wine-bar, ristoranti e pizzerie di pregevole livello in tutta l’area. La facilità con cui è
possibile raggiungere il quartiere (numerosi autobus anche notturni, oltre a Metro [B1, Libia] e treni [Stazione Nomentana]), la vicinanza al
centro della città nonché la mancanza di un traffico congestionato, sono fattori che hanno permesso al quartiere di cambiare in pochi anni il
proprio aspetto senza rinunciare alla pacata atmosfera che ne è stata sempre tratto distintivo.
Ma in realtà, non sono in molti a sapere che Montesacro ha una storia estremamente antica che va anche al di là del famoso discorso che
Menenio Agrippa tenne, proprio vicino a piazza Sempione, per sedare le prime rivolte plebee contro i patrizi.

 

Roma repubblicana ed imperiale

roma_imperialeSe si escludono un paio di mummie di uomo di Neandarthal rinvenute in un prato nell’ansa dell’Aniene detto “il Sacco del Pastore”, la storia
del quartiere inizia nel 494 a C. quando la Plebe, oppressa dal patriziato si ritira proprio sul “Monte Sacro”, una collinetta appartata
dalla città posta al di là dell’Aniene (dove si trova l’odierna Città-Giardino). E sembrava che più non dovesse tornare se l’oratore Menemio
Agrippa non l’avesse convinta a rientrare sui propri passi con l’abile apologo riportato da Livio: “come in un corpo umano le braccia non
possono fare a meno dello stomaco, altrimenti si indeboliscono, del cervello, del cuore e delle altre parti, così in un organismo sociale gli
uni non possono fare a meno degli altri”.
Quindi la Plebe, convinta a quanto pare dall’apologo (in realtà anche da qualcosa di più concreto, come l’istituzione dei tribuni della
Plebe!) rinuncia alla secessione, ma ottiene per la prima volta diritti civili. Anzi, si può dire che la democrazia stessa sia nata in quella
collinetta dell’Oltraniene a Montesacro, dove ora c’è un monumento romano, fuori ponte Vecchio.
In epoca imperiale la zona di Montesacro raggiunse il pieno sviluppo dal punto di vista economico-residenziale, ma i prodromi di questo
fenomeno risalgono agli ultimi due secoli della Repubblica. La rete viaria era cresciuta in modo intensivo e lungo i suoi percorsi erano
state costruite svariate ville usate per scopi agricoli e come dimore permanenti o temporanee. Tra le numerose ville della zona montesacrina
una delle più importanti è quella del liberto Faonte. Svetonio ci informa che Nerone si rifugiò nella villa di Faonte per sfuggire all’ira
dei partigiani di Galba. Sopraggiunti quest’ultimi l’imperatore decise di suicidarsi ficcandosi un pugnale in gola, aiutato da Epafrodido. Da
Svetonio apprendiamo che l’edificio si trovava tra la via Nomentana e la Salaria e con precisione, secondo l’identificazione effettuata dagli
archeologi, in via Passo del Turchino, (Svetonio, Vita di Nerone, 48-49). La villa doveva essere di grandi dimensioni ed era suddivisa in due
sezioni: una rustica e l’altra abitativa e ad essa era annessa una grande cisterna i cui resti sono ancora visibili. Resti di un’altra grande
villa, del I-II sec. d.C, sono visibili in Piazza Monte Torrone, mentre se prendiamo via Lina Cavalieri possiamo vedere un tratto di una
antica strada romana.

IlMedioevo

roma_bolivarLa crescita del latifondo determinò lo spopolamento del territorio, ma i centri di Fidene e Montesacro non risentirono di questo fenomeno.
Il quartiere ripiomba nell’oscurità e per tutto il medioevo la Nomentana diventa “la via dove è morto Nerone”, una zona popolata da demoni…
non a caso un monumento a podio lì vicino è chiamato la “Sedia del diavolo”, finché se ne riparla all’epoca della guerra Gotica, data la sua
importanza strategica.
Molti anni dopo proprio all’Osteria dei Cacciatori (oggi ristorante Ponte Vecchio) appena fuori ponte Nomentano, il 15 agosto 1805 arriva
Simon Bolivar a pronunciare il suo famoso brindisi-giuramento. Ispirato dall’episodio della plebe a Montesacro, Bolivar (complice magari un
buon bicchiere di “bianco” dei Castelli) giura infatti di liberare per sempre la patria sudamericana, la Colombia e il Venezuela,
dall’oppressione spagnola. E mantiene la parola.

 

 

 

Roma capitale

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I principi Torlonia si servono dell’Aniene, un tempo navigabile, per trasportarvi nel 1842 un obelisco destinato alla loro villa Nomentana,
che viene scaricato da un barcone all’ansa del Sacco Pastore. Intanto i garibaldini (che vogliono liberare Roma dal potere temporale papale)
sono sconfitti dai francesi a Mentana nel 1867, ma pochi anni dopo, il 20 settembre 1870, i bersaglieri di Cadorna entrano in città proprio
da Porta Pia. Come quartier generale Cadorna sceglie Casal dei pazzi, forse consigliato da Massimo d’Azeglio che ci andava a pranz. La
Nomentana non è dimenticata dal nuovo stato italiano ma diventa (almeno fino a Sant’Agnese) una sorta di boulevard parigino, con doppio
filare di platani, praticamente la via più elegante della nuova capitale italiana! E nella zona tra Vigne Nuove e la Marcigliana viene
istituita una “riserva di caccia reale”, dove il re cacciatore Vittorio Emanuele II si dedica all’arte venatoria.
Fino a questo momento Montesacro è rimasta la bucolica campagna amata dai pittori della campagna romana, alla ricerca dei suoi aspetti più
pittoreschi e dai primi fotografi, specie nei pressi del vecchio ponte medioevale. La sue storia moderna comincia con la costruzione di ponte
Tazio nel 1928 e la nascita di “Città Giardino” su disegno sinuoso del Giovannoni a seguire l’andamento altimetrico del colle. Quanto ai
villini, un po’ bruttini (ora in gran parte rimpiazzati da palazzine) si dice siano stati fatti in due o tre prototipi dagli allievi
dell’architetto Fasolo.

Il Cinema e la letteratura

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Nel dopoguerra il cinema “scopre” il quartiere. De Sica ambienta da queste parti il suo film più bello e famoso, quel “Ladri di Biciclette”
(1948) i cui protagonisti prendono il tram a porta Pia e abitano nelle case popolari di Val Melaina. Assai prima che arrivi Pasolini con i
suoi “ragazzi di vita”, il regista Mario Castellani gira “Sotto il sole di Roma” (1948) in cui la banda di ragazzini capeggiati da un certo
Ciro compie le sue scorribande lungo il fiume bagnandosi alla “Marrana”. Poi Nando Mericoni, alias Alberto Sordi, in “Un Giorno in Pretura” e
in “Un Americano a Roma” di Steno (1954), si esibisce in impeccabili tuffi alla “Marrana”. E questa famosa “Marrana” altro non è che l’Aniene
all’altezza di via Bencivenga! » (ibid.).

 

 

Bibliografia

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· COMUNE DI ROMA, La Città Giardino. Una passeggiata nel territorio della IV circoscrizione, Roma, 1996.
· IV CIRCOSCRIZIONE. COMUNE DI ROMA, Le origini. Un museo per la Quarta Circoscrizione, a cura di Brocato P, Buda C. Z, Roma, 1999(?)
· QUILICI – S.QUILICI, Crustumerium, 1980.
· Ultime scoperte a Crustumerium, in “Archeo”, anno XIII, n. 8(150), Agosto 1997, pp. 32-39.
· R. BLOCH, La civiltà etrusca, Milano, Xenia, 1994
· L. KELLER, La civiltà etrusca, Milano, Garzanti, 1991
· M. PALLOTTINO, Etruscologia, Milano, Hoepli,1982
· M. TORELLI, Storia degli Etruschi, Roma-Bari, Laterza, 1981
· “Historia”, Settembre, 1995, numero speciale: Gli Etruschi il popolo che venne dal futuro
· G. CLEMENTE, Guida alla storia romana, Milano, Mondadori, 1990
· F. COARELLI, Roma, Roma-Bari, Laterza, 1980.
· F. COARELLI, Dintorni di Roma, Bari, Laterza, 1993.
· A. RAVAGLIOLI, Roma anno 2750 ab urbe condita, Roma , Newton & Compton, 1997
· QUILICI-GIGLI, Roma fuori le mura, Newton Compton, 1986
· L. GATTO, L’Italia nel Medioevo: gli italiani e le loro città , Roma, Newton & Compton, 1995
· G. SOZI, Montesacro. Antico e nuovo, Roma, 1994.